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Data aggiornamento: 2011/04/30
Domanda concisa
Cosa significa società civile secondo il pensiero politico dell'Islam?
Domanda
Cosa significa società civile secondo il pensiero politico dell'Islam?
Risposta concisa

“Società civile” è uno di quei termini diffusisi in Occidente durante l'illuminismo e i filosofi politici occidentali lo interpretano in vari modi. Basandosi su tali interpretazioni della società civile, si possono definire delle caratteristiche generali di suddetta società che, non solo non sono incompatibili con i concetti islamici, bensì il pensiero politico dell'Islam si è basato su di esse.

Le caratteristiche generali sono:

  1. La legge come criterio di riferimento

  2. Difesa dei diritti personali

  3. La legge è uguale per tutti

  4. Libertà civili

Si può pertanto considerare la città di Medina, al tempo del Profeta (S), un esempio concreto della società civile secondo l'Islam e prendere atto che questa religione fu una precorritrice nella formazione di una società civile.

Risposta dettagliata

“Società civile” è uno di quei termini diffusisi in Occidente durante l'illuminismo e i filosofi politici occidentali ne hanno proposte varie interpretazioni.

I più pessimisti come Thomas Hobbes in base ad una visione oscura dell'essere umano e della società, affermavano che in quest’ultima vigessero le seguenti caratteristiche: ipocrisia, prepotenza, egoismo paura, diffidenza, cupidigia e male.[1] La società civile di Hobbes è una società dove dei mostri succhia sangue controllano una giungla i cui i sobborghi sono in guerra.[2]

Dal punto di vista più equo di Jean-Jacques Rousseau, la società civile si fonda su un accordo sociale, dove ogni individuo perde la propria libertà naturale in cambio di quella civile. La libertà naturale è quella libertà che avrebbe avuto l’essere umano nell’usufruire della natura e nel raggiungere i propri desideri nel caso non fosse esistita la società e fosse stato quindi totalmente solo. La libertà civile è la libertà di possedere ciò che è nelle proprie mani entro i limiti posti dalla società. La libertà naturale è sconfinata, mentre quella civile è limitata dal volere pubblico.

Se considerassimo queste interpretazioni particolari come criterio per definire la società civile, non potremmo farla coincidere con l'Islam e i suoi concetti politici; tuttavia, dalle varie definizioni date per la società civile, possiamo estrarre delle caratteristiche generali per una simile società che, non solo non sono incompatibili con l'Islam, bensì il pensiero politico dell'Islam si è formato in base ad esse.

Queste caratteristiche generali sono:

  1. La legge come criterio di riferimento - La società civile è una società dove i rapporti sociali sono regolati dalla legge. Questa caratteristica è visibile nel pensiero politico dell'Islam che cerca d’instaurare un governo che ha come proprio criterio di riferimento la legge.

  2. La difesa dei diritti del cittadino - I diritti dei cittadini di una società civile devono essere difesi. Il pensiero politico dell'Islam accettando i diritti del cittadino pretende che il governo li difenda.

  3. La legge è uguale per tutti - In una società civile ogni cittadino è pari di fronte alla legge e anche l'Islam conferma questa uguaglianza.

  4. Libertà sociale - La libertà civile è quella libertà all'interno della struttura legale accettata anche dall'Islam.

Pertanto, nonostante nessuna delle interpretazioni particolari della società civile sia in accordo con i concetti islamici, nondimeno le caratteristiche generali di questa società sono conformi ad essi.

In conclusione si può considerare la città di Medina, al tempo del Profeta (S), un esempio concreto della società civile secondo l'Islam e reputare questa religione precorritrice nella fondazione di una simile società. La civiltà che l'Islam ha fondato, sebbene sia stata successivamente deviata nella sua concretizzazione, però sotto l’aspetto dei principi teorici è stata ed è ancora solida.

Per approfondire:

Mahdi Hadavi Tehrani, Welayat va dianat, Muhassese-ye farhanghi-ye khane-ye kherad, Qom, seconda ristampa, 2001.



[1] Muhammad Jamal Barut, Al-Mujtama' al-Madani, pag. 15.

[2] Ivi, pp. 14-18.

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