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Data aggiornamento: 2011/11/21
Domanda concisa
È corretto il detto “Se l’intenzione è sincera, ciò è sufficiente e non c’è più bisogno di ricorrere a mezzi come le suppliche e le ziarah”?
Domanda
È corretto il detto “Se l’intenzione è sincera, ciò è sufficiente e non c’è più bisogno di ricorrere a mezzi come le suppliche e le ziarah”?
Risposta concisa

Questa è una delle suggestioni sataniche per allontanare le persone dalle suppliche, dalle ziarah e dagli altri atti religiosi, poiché il compiere suppliche e il ricorso a intermediari come gli infallibili Imam (A), costituiscono un ordine diretto di Dio alle persone, che permette di purificare i cuori, prendere esempio dalla loro condotta e mantenere un rapporto più profondo con questi Nobili (A). Allo stesso tempo con la mera esteriorità di una supplica o un ricorso, non si possono ottenere siffatti profitti elevati, ma è necessario che anche il cuore ne sia partecipe. In altre parole una persona deve supplicare e fare ricorso a questi intermediari divini con intenzione sincera, tale che oltre a risolvere i propri problemi e veder esaudite le sue richieste, anche l’animo risplenda e migliori grazie al rapporto con i Devoti di Dio (A). Occorre pertanto dire che l’intenzione sincera, il ricorso, le ziarah e la recitazione di suppliche, sono tutte delle cause incomplete, ovvero parte della causa dell’elevazione e del completamento dell’essere umano; la presenza di una non ci esime dall’utilizzo di un'altra. In altre parole dimostrare la necessità di una cosa, non ci rende indipendenti dalle altre. Ovverossia se si dice: “è necessaria un’intenzione sincera” o “è necessario fare ricorso, ziarah e suppliche” non significa che siano indipendenti l’una dall’altra. Certo, se si è animati da un’intenzione sincera, ma non si ha la possibilità di compiere un’azione, Iddio per la Sua grazia, registrerà lo stesso la ricompensa. Tuttavia non si può applicare questo principio ai casi in cui un individuo avrebbe avuto la possibilità di compiere queste azioni, ma le ha trascurate; in realtà questi individui ingannano se stessi! È come se fosse sufficiente immaginare o avere l’intenzione di bere dell’acqua per placare la propria sete!!

Risposta dettagliata

Le azioni che l’essere umano svolge seguendo il proprio libero arbitrio, derivano dalla sua “intenzione”. In altre parole una persona razionale in principio diventa consapevole dell’azione che vuole compiere, poi ne analizza le conseguenze positive e negative e infine decide se compierla (se gli giova e corrisponde al suo volere) o se abbandonarla (se è dannosa o non corrisponde al suo volere). Dopo aver deciso, si determina a compiere o abbandonare quell’azione e in seguito applica la propria intenzione. Vale a dire: conoscenza generale, consapevolezza dei benefici e danni, propensione verso l’astensione o il compimento, manifestazione del proprio intento, procurare ciò che è necessario per compiere l’azione, forza corporale, mentale e spirituale, compimento dell’azione o abbandono. Pertanto nessuna azione o astensione volontaria dell’uomo viene svolta senza intenzione, anche se è possibile che l’essere umano ne sia inconsapevole.

Nei testi appropriati è stato raccomandato di elevare la propria ambizione e intenzioni nelle questioni religiose, e di purificarle dalle corruzioni mondane. Quindi si può considerare l’intento parte delle azioni volontarie dell’essere umano che possono essere corrette e perfezionate. L’effetto dell’elevazione e della correzione dell’intento si manifesta nelle sue conversazioni, comportamenti e reazioni; peraltro, anche la debole ambizione delle persone si manifesta nelle loro conversazioni, comportamenti e stati. L’intenzione e la sua correzione svolgono dunque un ruolo basilare nella direzione delle azioni, delle parole e degli stati umani.

Il punto però è questo: l’intenzione e la sua rettificazione sono sufficienti per scegliere le azioni positive e pertanto non v’è bisogno di compierle?! È chiaro che nessun uomo razionale risponderebbe affermativamente a questa domanda.

Non è possibile che una persona diventi sapiente e devota solamente grazie all’intenzione di imparare devotamente; oppure si sazi e si rafforzi solamente immaginando il cibo e avendo l’intenzione di mangiarlo!

In merito alla domanda, com’è possibile che un individuo purifichi la propria intenzione se non ha alcun contatto con Dio (attraverso la du'a), i Devoti e coloro che Lo amano (attraverso la ziarah e il ricorso)?! Perché e da cosa ha purificato la sua intenzione?! Ha forse purificato la propria intenzione dal ricorso e dalla ziarah degli Imam (A), e dalla du'a e dalle suppliche?! Questi (che Dio mi perdoni) sono forse delle impurità da dover purificare la propria intenzione da loro?! Purtroppo dall’esteriorità della domanda e da questo tipo di suggestioni sataniche non si deduce altro, e tutto ciò da molti punti di vista è sbagliato:

1.     Trascurare atti come la du'a e le ziarah è di per sé un’azione che abbisogna di un’intenzione e in assenza di quest’ultima non possono essere considerate trascurate. Quindi bisogna chiedere: “Qual è la vostra intenzione nel trascurare la du'a e le ziarah?!Secondo quali criteri vi sentite indipendenti da queste due cose?!”.Noi non riusciamo a trovare una risposta accettabile a queste due domande.

2.     Iddio l’Altissimo, per il quale abbiamo purificato la nostra intenzione, ci ha ordinato di eseguire du'a, affidarci a Lui e compiere ziarah. Infatti dice: “InvocateMi, vi risponderò. Coloro che per superbia non Mi adorano, entreranno presto nell'Inferno, umiliati”[1]e “… aggrappatevi ad Allah …”[2]. Dice: “Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi …”[3] e “O voi che credete, temete Allah e cercate il mezzo per giungere a Lui, e lottate per la Sua Causa, affinché possiate prosperare”[4].

Sono stati riportati molti hadìth dagli Imam (A) che affermano: “Noi siamo la corda di Dio[5] e siamo un Suo mezzo[6]”[7]. È chiaro che la ziarah è una delle vie più importanti per aggrapparsi a questi Nobili (A), rendere ossequio alle loro tombe e celebrare le ricorrenze delle loro nascite e martìri; in questo modo si potrà comunicare con loro e richiedere a Dio di risolvere i propri problemi religiosi e mondani tramite loro.

3.     Nelle questioni importanti, fare ricorso a chi è in grado d’intercedere, è un comportamento razionale, comune a tutte le civiltà, ed è un mezzo che spesso utilizziamo nelle questioni quotidiane. I motivi per non ricorrere a un intercessore, malgrado il bisogno, non sono altro che la superbia e l’egocentrismo. Nessun credente sincero è indipendente da questo legame coi Devoti di Allah, poiché se un individuo ha la seria intenzione di perfezionarsi, correggersi ed educarsi, deve necessariamente usufruire degli insegnamenti, delle guide e delle grazie di questi Nobili (A) per raggiungere il suo obiettivo. La chiave dell’ordine divino di ricorrere a loro è celata in questo fatto, poiché in realtà quei Nobili (A) non hanno alcun bisogno della nostra considerazione, rispetto, deferenza, ziarah e ricorso.

4.     La du'a e il pellegrinaggio illuminano i cuori, e chiunque si privi di codesti due, si allontana da moltissime grazie; in realtà il suo elevamento diventa impossibile e il suo epilogo non sarà altro che l'eternità nel fuoco dell'inferno![8]

Considerando ciò che è stato detto, deduciamo che:[9]

a. Il ricorso, la ziarahe la du'a fanno parte delle azioni volontarie dell'essere umano che senza "intenzione" non possono essere compiute.

b. La positività dell'intenzione e il suo miglioramento influenzano direttamente la positività delle azioni umane, tra cui quelle del punto precedente.

c. L'essere umano, per perfezionarsi, deve avere una buona intenzione e scegliere anche una buona azione. In altre parole un'intenzione positiva e l’esecuzione di una buona azione fanno entrambe parte della causa, e la presenza e la rettificazione di una non ci rende indipendenti dal compiere e correggere l'altra. Quindi noi, per perfezionarci, dobbiamo migliorarle entrambe.

È possibile che qualcuno basandosi su alcuni hadìth affermi che essi siano una contraddizione di ciò che è stato detto. Ad esempio il Profeta Muhammad (S) disse: “O Abuzar! Abbi l'intenzione di compiere una buona azione nonostante non la compi”[10] e “L’intenzione del credente è migliore della sua azione”[11]. Oppure l'imam Alì (A) disse: “Spesso un'intenzione è più utile di un'azione”[12] e “Iddio l’Altissimo grazie alla positività dell’intenzione e la purità interiore, porta in Paradiso chiunque voglia tra i Suoi servi”[13], ecc.

Questo genere di hadìth cercano di spiegare l’importanza di avere l’intenzione di compiere buone azioni e non significa assolutamente che non è necessario compiere l’azione nonostante se ne abbia la possibilità. Cioè raccomandano che la propria preoccupazione sia sempre quella di compiere buone azioni e di allontanare le intenzioni negative dalla mente. Grazie a questo, nell’individuo aumenterà il desiderio di compiere buone azioni ed egli non penserà al male e al compierlo. Per questo motivo sono state fatte molte promesse di ricompensa per l’intenzione positiva e l’importanza di rettificarla ed elevarla, ad esempio è stato detto: “A chiunque si corichi con l’intenzione di compiere la preghiera meritoria della notte ma si addormenta fino alla preghiera del mattino, sarà ascritto ciò che aveva intenzione di fare e il suo sonno sarà un dono di Dio per lui”[14]. L'imam Sadiq (A) disse: “In realtà Iddio ha stabilito il Proprio aiuto ai Suoi servi basandosi sulla grandezza delle loro intenzioni, quindi chiunque la cui intenzione sia corretta, riceverà l'aiuto completo di Dio, mentre chi possiede carenze nell'intenzione, l'aiuto di Dio avrà carenze in egual misura”[15].

Il primo hadìth fa riferimento ai casi nei quali l'essere umano ha veramente intenzione di compiere una buona azione ma non ha la capacità di compierla o non ne ha l’occasione. Il secondo hadìth, invece, indica il pensiero positivo in Dio, ossia se si compie una du'a e si ripone fiducia in Dio, bisogna poi confidare nell’esaudimento e nella grazia di Allah e in cuor proprio non si deve dubitare del Suo soccorso. Inoltre occorre essere sicuri di Dio nelle questioni importanti e il cuore non deve dubitare del Suo esaudimento e soccorso; bisogna avere fiducia in Dio nelle questioni importanti e non in quelle abiette e senza valore. Per questo motivo se gli hadìth in merito all’intenzione vengono posti accanto a quelli che fanno riferimento al pellegrinaggio alle tombe dei devoti di Allah e al ricorrere a loro, oppure a quelli che indicano l’importanza della du'a e la enfatizzano, diventerà chiaro che l’insistenza verso i primi non ci esime dagli altri. Certo! Se qualcuno ha veramente intenzione di compiere un’opera buona ma non vi riesce, Iddio grazie alla Sua magnanimità gli donerà ugualmente la ricompensa di quell’azione; al contrario dell’intenzione negativa che fin quando non viene messa in atto, non è punita, nonostante essa abbia un effetto negativo sull’anima.

Fonti:

1.     Muhammad Reyshahri, traduzione di Mohammad Reza Sheykhi, Mizan al-Hikmah, vol. 13, Mo'assese-ye farhanghi-e Dar al-hadìth, seconda ristampa,2000, Qom, pp. 6560-6585.

2.     Molla Mohsen Kashani, Al-muhajjah al-Baydha', vol. 8, Mo'assese-ye Nashr-e eslami, Qom.

3.     Mohammad Taqi Mesbah Yazdi, Amuzesh-e 'Aqaed, vol. 3, Sazman-e tabliqat-e eslami, quattordicesima ristampa, 1996, Qom, lezione 54-56, pp. 126-149.

4.     Mohammad Taqi Mesbah Yazdi, Akhlaq dar Qor'an, vol. 1, Mo'assese-ye amuzeshi va pejuheshi-e emam Khomeini (ra), ottava ristampa, 1997, pp. 95-174.



[1] Sacro Corano, 40:60.

[2] Sacro Corano, 22:78 e 4:146 e 175.

[3] Sacro Corano, 3:103.

[4] Sacro Corano, 5:35 e 17:57.

[5] In riferimento al versetto 3:103 (N. d. T.).

[6] In riferimento al versetto 5:35 (N. d. T.).

[7] Esegesi differenti in merito al versetto in questione.

[8] Sacro Corano, 40:60.

[9] Mohammad Reyshahri, traduzione di Mohammad Reza Sheykhi, Mizan al-Hikmah, vol. 13, hadìth 20976, pag. 6575.

[10] Ibidem.

[11] Mohammad Reyshahri, traduzione di Mohammad Reza Sheykhi, Mizan al-Hikmah, vol. 13, hadìth 20978, pag. 6577.

[12] Ivi, hadìth 20998, pag. 6579.

[13] Ivi, hadìth 21015, pag.6583.

[14] Ivi, hadìth 20977, pag.6575.

[15] Ivi, hadìth 20985, pag. 6576.

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